Basilea 2

Solo un’impresa italiana su tre ha le carte in regola per Basilea 2. Il verdetto arriva da uno studio effettuato da Dun&Bradstreet , gruppo quotato a New York che gestisce la più grande banca dati di informazioni commerciali del mondo.

Nel dettaglio Dun&Bradstreet ha elaborato un punteggio quantitativo considerando cinque variabili importanti nella valutazione di ogni impresa:

• la redditività, ossia la performance del core business e la capacità di copertura degli oneri finanziari;
• l’efficienza, ossia la capacità dell’azienda di rientro dagli affidamenti bancari;
• la liquidità, ossia la solvibilità nel breve termine;
• la solidità, ossia il livello di indebitamento e la capacità di rimborso del debito;
• lo sviluppo, ossia l’andamento dei ricavi e del cash flow

Analizzando 448 mila imprese italiane sotto i profili della redditività, dell’efficienza, della liquidità, della solidità e dello sviluppo Dun&Bradstreet è giunta alla conclusione che solo il 33% delle imprese italiane è in regola con i parametri quantitativi di Basilea 2.
Il 46% delle aziende riceve invece una valutazione media, cioè è in regola solo parzialmente, mentre il 21% è tutt’oggi ben lontano dal raggiungimento degli obiettivi richiesti.

La situazione diventa più nera se si prende in considerazione la dimensione aziendale: se si guardano infatti le piccole e medie aziende solo il 28% di quelle con fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni di euro possono stare tranquille. Le imprese un po’ più grandi stanno invece meglio, dato che il 41% delle aziende con fatturato sopra ai 50 milioni di euro è in regola.
Il recepimento e l’adeguamento dei dettami di Basilea 2 è basso per le realtà di piccole dimensioni e medio per quelle più grandi.

Uno dei dati più sorprendenti riguarda la regione con le imprese più virtuose in assoluto che risulta essere la Campania che svetta al primo posto con il 53% delle imprese in regola, il Trentino, invece, occupa l’ultimo posto con solo il 39%.

Gli accordi di Basilea 2 sull’adeguatezza patrimoniale delle banche, entrati in vigore a partire da gennaio 2008, hanno l’obiettivo di rendere gli istituti maggiormente sensibili al controllo dei rischi delle imprese.
Qualora, infatti, erogano del credito ad un’impresa le banche devono prima stimare la sua rischiosità attraverso l’assegnazione di un rating e poi calibrare il tasso di interesse. Di conseguenza le imprese con un basso rating, ossia quelle a maggior rischio di insolvenza e di fallimento, sono costrette a pagare tassi di interesse più elevati.

EGQ in collaborazione con la Romiri s.r.l. ha sviluppato una serie di servizi dedicati alle imprese che intendano affrontare in maniera proattiva le problematiche connesse all’entrata in vigore di Basilea 2 e siano coscienti delle concrete possibilità offerte dall’area “finanza” nella creazione di valore per le imprese e le loro compagini societarie: una realtà operativa concreta ed in grado di fare la differenza in un contesto sempre più competitivo dei cui frutti però, spesso le PMI non beneficiano per la carenza di risorse e competenze interne.

Una prima tipologia di intervento possibile riguarda un servizio di analisi approfondita della struttura finanziaria in ottica Basilea 2 che miri a ottenere i seguenti obiettivi:

a) verifica del livello attuale di rating mediamente attribuito dal sistema bancario
b) esame critico dei punti di forza e debolezza della struttura finanziaria e di reddito attuale
c) analisi della struttura finanziaria e di reddito in confronto al settore di riferimento ed ai principali concorrenti diretti
d) implementazione di strategie di miglioramento della struttura finanziaria all’interno dei piani aziendali futuri, con esposizione dei rating prospettici
e) elaborazione di un dossier destinato agli Amministratori
f) elaborazione di un documento di comunicazione finanziaria destinato al sistema bancario

Una seconda tipologia di servizio è mirata a trasferire ai titolari d’impresa ed ai loro responsabili amministrativi le cognizioni necessarie per affrontare al meglio il nuovo rapporto banca-impresa, ed al contempo implementare internamente un’area Finanza dedicata al presidio delle principali leve strategiche necessarie alla creazione del Valore, in grado di rispondere alle domande chiave che ogni manager dovrebbe costantemente porsi:

- l’attuale politica degli investimenti adottata dall’impresa è corretta? Crea valore?
- l’attuale struttura finanziaria è corretta? Crea valore?
- Quanta parte della liquidità creata può essere restituita ai soci senza intaccare la creazione di valore nel futuro?

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